La mia formazione è da ingegnere informatico e lavoro nel campo dell'editoria digitale e dell'accessibilità da oltre un decennio. Sono Chief Accessibility Officer di Fondazione LIA, dove mi occupo principalmente di sviluppo tecnologico e attività di consulenza e formazione. Il mio ruolo prevede un forte coinvolgimento nei gruppi di lavoro internazionali che si occupano dello sviluppo e il mantenimento degli standard per l’accessibilità.
ELR: Ci racconti il tuo percorso professionale e cosa ti ha inizialmente avvicinato al campo dell’accessibilità digitale?
Pellegrino: Quando ero bambino i miei genitori hanno fondato una casa editrice (in casa), posso quindi dire di aver abitato in una casa editrice, e questo ha significato avere fin da piccolo a che fare con software di impaginazione, formati digitali, processi di produzione editoriale. È lì che è nata la mia passione per la parte più tecnica e digitale dell'editoria. Dopo la laurea in ingegneria informatica al Politecnico di Torino, mi sono specializzato in ebook, era il periodo della grande rivoluzione dei libri digitali, e mi sono reso conto che nel settore mancano persone con competenze a metà tra l’informatica e l’editoria. In quel periodo sono venuto in contatto con Fondazione LIA — Libri Italiani Accessibili — e ho trovato un luogo in cui quella passione per il digitale editoriale si incontrava con una missione che sentivo mia: fare in modo che i contenuti siano davvero per tutti.
ELR: Come promuovi e implementi le pratiche di progettazione inclusiva nel tuo lavoro quotidiano?
Pellegrino: Il principio che seguiamo è quello del Born-accessible: l'accessibilità non è una fase finale, ma va integrata fin dall'inizio della produzione. In LIA, lavoriamo non solo con gli editori e chi i contenuti li produce, ma con tutti gli attori della filiera editoriale (librerie online, siti web, app di lettura), in modo che tutta l’esperienza dell’utente sia completamente accessibile.
ELR: Cosa motiva il tuo lavoro di advocacy e come immagini il futuro a lungo termine dell’inclusione digitale?
Pellegrino: La motivazione è semplice: la disabilità visiva coinvolge nel mondo il 4% della popolazione, e in Italia oltre 1,5 milioni di persone, numeri tra l’altro destinati a crescere per il progressivo invecchiamento della popolazione. Si tratta di garantire il diritto all'accesso alla conoscenza, alla cultura, alla lettura, all’aggiornamento professionale. A lungo termine, l'obiettivo è che l'accessibilità non sia più percepita come un adempimento normativo ma come uno standard di qualità implicito. Un ecosistema digitale veramente inclusivo è quello in cui l'accessibilità è invisibile per l’utente finale, che può fruire della stessa esperienza di chiunque.
ELR: Con l’entrata in vigore degli standard WCAG 2.1/2.2 nel giugno 2025, quali cambiamenti ti aspetti per gli utenti finali e per gli attori aziendali?
Pellegrino: L'entrata in vigore dell'European Accessibility Act a giugno 2025 ha rappresentato un passaggio importante atteso da anni. Per gli utenti finali, ci si aspetta una progressiva riduzione delle barriere nell'accesso a servizi digitali (e-commerce, sistemi di prenotazioni, servizi bancari ecc.) che fino a quel momento spesso erano inaccessibili per molte persone con disabilità. Per le aziende, la sfida è trasformare l'obbligo normativo in un’opportunità di miglioramento dei processi e della qualità dei propri servizi.
ELR: A un anno dall’applicazione di questi obblighi, quale impatto misurabile hanno avuto sull’esperienza degli utenti e sulla conformità delle organizzazioni?
Pellegrino A oltre un anno dall'entrata in vigore, l'impatto è differenziato. Alcune organizzazioni, in particolare quelle che avevano già avviato percorsi di formazione interna e consulenza, mostrano miglioramenti concreti e misurabili nella conformità e nell’usabilità dei propri servizi e contenuti da parte delle persone con disabilità. Fondazione LIA ha accompagnato molte realtà del mondo editoriale nel percorso verso l'attuazione dell'European Accessibility Act, contribuendo a rendere concreti i principi di accessibilità. Un esempio significativo è quello dell’editore Zanichelli, che ad aprile 2026 ha vinto l'ABC International Excellence Award for Accessible Publishing, il maggiore riconoscimento mondiale per l'accessibilità in campo editoriale, promosso dall'Accessible Book Consortium e guidato dalla World Intellectual Property Organization. La giuria ha premiato proprio il fatto che Zanichelli ha trattato l'accessibilità non come un adempimento aggiunto a posteriori, ma come fondamento del proprio processo progettuale, frutto di un percorso pluriennale costruito anche grazie alla collaborazione con Fondazione LIA.
ELR: Nel campo dell’editoria digitale, quali formati di e-book offrono il supporto più robusto alle funzionalità di accessibilità e quali requisiti tecnici sono essenziali per un e-book conforme?
Pellegrino Il formato di riferimento è l’EPUB 3. I requisiti tecnici essenziali includono aspetti come: marcatura semantica corretta, testo alternativo per le immagini, navigazione strutturata tramite sommario, gestione di formule accessibili, ecc. Inoltre, sono fondamentali i metadati di accessibilità (standard ONIX for Books) in grado di descrivere le caratteristiche dell’ebook rispetto alle esigenze di lettura del singolo utente.
Un traguardo significativo per facilitare il lavoro degli editori nel rendere gli e-book sempre più accessibili fin dalla prima esportazione è stato il lavoro fatto all’interno dell’Accessible EPUB from InDesign Expert Group, di cui io sono technical lead per Fondazione LIA. Nel tempo abbiamo lavorato a stretto contatto con Adobe per rendere InDesign, il software di impaginazione professionale più utilizzato al mondo, uno strumento sempre più in grado di esportare file EPUB 3 accessibili e rispondenti a quanto richiesto dagli standard.
ELR: Quali sono gli ostacoli tecnici o architettonici più insidiosi che devono affrontare i team nel conformare prodotti digitali complessi agli standard WCAG 2?
Pellegrino Un esempio emblematico viene proprio dal mondo degli e-book. Per molto tempo si è pensato che l'ostacolo più oneroso fosse la scrittura dei testi alternativi per le immagini: un lavoro certamente impegnativo, ma relativamente lineare da affrontare e da automatizzare in parte con l’utilizzo dell’AI Generativa. Con l'esperienza sul campo, però, è emerso che il criterio di successo più insidioso è in realtà il Language of Parts (3.1.2), cioè la corretta marcatura delle porzioni di testo scritte in una lingua diversa da quella principale del documento. È un requisito che sembra marginale ma che nella pratica editoriale è pervasivo: citazioni, termini stranieri, note bibliografiche. E qui l'intelligenza artificiale, non è ancora uno strumento affidabile: tende a sbagliare, riconoscendo lingue che non ci sono o non riconoscendo cambi di lingua reali, specialmente su frasi brevi o ambigue. Serve quindi ancora un controllo umano esperto, e questo può essere un ostacolo architetturale poco visto ma molto concreto per chi deve scalare la produzione di contenuti accessibili.
ELR: Oltre a quelle tecniche, quali sono le sfide sistemiche o culturali che più spesso intralciano le organizzazioni nell’adottare un design che metta al primo posto l’accessibilità?
Pellegrino: L'accessibilità viene ancora percepita da molte organizzazioni come un costo aggiuntivo o come un adempimento alle normative, piuttosto che come un investimento che amplia il pubblico potenziale e migliora la qualità del prodotto per tutti. Fondazione LIA lavora con editori, aziende e istituzioni per supportare il percorso all'accessibilità, e spesso il nodo principale è la mancanza di consapevolezza ai livelli decisionali. Un'altra sfida sistemica è la frammentazione della filiera: in editoria, per esempio, editori, distributori, store, soluzioni di lettura e tecnologie assistive devono coordinarsi su standard condivisi, e basta un anello debole per compromettere il risultato finale.
ELR: In che modo la vostra organizzazione supporta specificamente i clienti nella gestione dei requisiti di accessibilità e nel raggiungimento di obiettivi sostenibili?
Pellegrino Spesso all’avvio di nuove collaborazioni con nuovi clienti spieghiamo che l’accessibilità non è un semplice interruttore: acceso o spento. Si tratta di un accompagnamento nel tempo verso un vero cambiamento di paradigma: prima si valuta lo stato attuale, poi si definiscono obiettivi realistici e progressivi, si formano i team interni, si costruiscono processi produttivi che integrino l'accessibilità stabilmente e il controllo di qualità costante.
La sostenibilità è un tema esplicito: l'accessibilità deve diventare parte del flusso di lavoro ordinario, non un'attività straordinaria. Inoltre, LIA partecipa attivamente alla definizione degli standard internazionali, il che ci permette di anticipare i requisiti futuri e di orientare i clienti prima che diventino obblighi normativi.
Un buon esempio di come lavoriamo è costituito dal case study di Sanoma Italia, editore di scolastica, che ci ha contattati per rendere accessibili le sue piattaforme educative. Lavorare a questi progetti ha portato a una vera e propria rivoluzione nel mondo in cui viene concepita ora l’accessibilità anche a livello europeo nel Sanoma Learning group.
ELR: Garantire un’interazione perfetta tra la struttura del codice e la tecnologia assistiva non è semplice. Come mantenere l’integrità dell’albero di accessibilità tra HTML, XML e CSS? Queste linee guida in continua evoluzione richiedono la creazione di nuovi ruoli professionali specializzati?
In realtà, nella mia esperienza, mantenere l’integrità dell’albero di accessibilità non è un problema così complesso, a patto di non lasciarsi tentare da soluzioni troppo creative, soprattutto lato CSS (o JavaScript). La regola che suggeriamo è semplice ma efficace: se rimuoviamo completamente il foglio stile CSS, il contenuto resta comprensibile? E non parlo solo del testo, ma anche della struttura logica del documento. Se la risposta è sì, l'albero di accessibilità sarà solido, perché significa che la semantica vive nel markup e non è stata delegata alla presentazione visiva. Questo principio è particolarmente importante nel mondo degli e-book, dove i sistemi di lettura applicano spesso fogli di stile diversi a seconda del tema scelto dall'utente — chiaro, scuro, seppia — o addirittura permettono di sostituire completamente il CSS dell'editore con quello del dispositivo. Un ebook progettato correttamente deve continuare a funzionare, ed essere accessibile, in ognuno di questi scenari: la struttura non può dipendere da come viene visualizzata. Questo non solo è fondamentale per l’accessibilità, ma è importante per qualsiasi utente che desidera leggere l’ebook con temi differenti da quello fornito dall’editore.
Sicuramente sono nate nuove professioni, grazie all’attenzione sempre maggiore al tema dell’accessibilità. Figure professionali specializzate sul tema che oggi possono fare la differenza lavorando con o all’interno delle stesse organizzazioni.