presentazione
ELR: Ci racconti il tuo percorso professionale e cosa ti ha inizialmente avvicinato al campo dell’accessibilità digitale?
Di Stefano: Nel 2016 durante un viaggio in America per essere speaker al PePCon di San Diego, ho conosciuto il neuroscienziato David Eaglemann, che aveva progettato un giubbino in grado di far sentire le persone sorde. Sia in neuroscienziato che l’idea che aveva avuto per aiutare con la tecnologia le persone con disabilità auditiva mi hanno colpito al punto di approfondire il concetto di disabilità e tutto quello che ci sta intorno.
ELR: Come promuovi e implementi le pratiche di progettazione inclusiva nel tuo lavoro quotidiano?
Di Stefano: Poiché il mio lavoro quotidiano è quello di fare formazione, la divulgazione e la sensibilizzazione sul tema dell’accessibilità si innescano facilmente nel contesto formativo e non perdo occasione di aggiornarmi per mantenere alto il livello delle competenze che ho acquisito.
ELR: Cosa motiva il tuo lavoro di advocacy e come immagini il futuro a lungo termine dell’inclusione digitale?
Di Stefano: Il futuro dell’inclusione digitale deve superare ancora molte sfide. La prima in assoluto è quella delle aziende che vedono l’accessibilità come un report con una spunta verde da ottenere dagli strumenti di verifica. Questo, a mio parere è l’approccio più errato che si può avere nei confronti dell’inclusione. La seconda sfida è quella di far comunicare in modo fluido gli elementi del flusso che permette di ottenere contenuti accessibili: strumenti di produzione – strumenti di tecnologia assistiva - strumenti di verifica – utenti finali. I fattori e le variabili all’interno di ognuna di queste fasi è talmente articolata che sperare in un flusso senza compromessi è pura utopia.
ELR: Con l’entrata in vigore degli standard WCAG 2.1/2.2 nel giugno 2025, quali cambiamenti ti aspetti per gli utenti finali e per gli attori aziendali?
Di Stefano: Spero che la normativa entri in vigore in modo severo perché ad oggi (1 anno di distanza) vedo ancora pochissime aziende (soprattutto enti pubblici) che non si muovono con la dovuta solerzia per raggiungere in modo efficace gli obiettivi richiesti. Molti di questi li ho incontrati personalmente e ancora oggi mi rispondono “Qui da noi nessuno ci dice o ci chiede nulla in merito…”
ELR: A un anno dall’applicazione di questi obblighi, quale impatto misurabile hanno avuto sull’esperienza degli utenti e sulla conformità delle organizzazioni?
Di Stefano: Non sono in grado di rispondere, io non ho strumenti per misurare l’esperienza degli utenti, posso riferirmi al punto precedente.
ELR: Nel campo dell’editoria digitale, quali formati di e-book offrono il supporto più robusto alle funzionalità di accessibilità e quali requisiti tecnici sono essenziali per un e-book conforme?
Di Stefano:Il formato PDF (che mi rifiuto di chiamare eBook) e il formato .ePub Fluido sono i migliori formati per distribuire contenuti accessibili offline. Il formato PDF ha il vantaggio di poter mantenere la struttura grafica della pagina e lo svantaggio di non essere “responsive”, il formato .ePub di contro è il formato più accessibile e flessibile ma, proprio per le sue caratteristiche ha dei limiti nella struttura della pagina e non permette di strutturare liberamente i contenuti. La scelta di un formato o dell’altro deve essere effettuata in base alle esigenze finali che si vogliono raggiungere. I requisiti di ognuno dei 2 formati è vasto e non è possibile da elencare in poche parole. Molti requisiti sono comuni ad entrambi i formati e diversi altri si differiscono per i motivi di cui sopra. Se vogliamo elencare brevemente alcuni di questi requisiti, possiamo citare:
ELR: Quali sono gli ostacoli tecnici o architettonici più insidiosi che devono affrontare i team nel conformare prodotti digitali complessi agli standard WCAG 2?
Di Stefano: Gli ostacoli sono rappresentati principalmente dal fatto che i documenti da far diventare accessibili, la maggior parte delle volte sono complessi, confusi e non c’è la volontà di semplificarli a monte. Non c’è la volontà di voler fare dei compromessi per renderli accessibili in modo semplice e veloce. Gli strumenti per creare documenti totalmente accessibili in breve tempo ci sono, mancano le competenze degli operatori e la volontà di chi deve redigere alla base i contenuti in modo semplice cambiando il mindset che ha seguito fino al giorno stesso. La semplicità e la flessibilità sono le parole CHIAVE per poter usare la tecnologia che non presenta alcun problema nella realizzazione di documenti accessibili. Se vogliamo citare alcuni elementi sfidanti dal punto di vista tecnologico per la realizzazione di contenuti accessibili ad oggi, potrei dire: le formule matematiche e le tabelle complesse. Per le seconde la soluzione è semplice, basta trasformarle e ripensarle come tabelle più semplici, ovviamente questo passaggio richiede lavoro e tempo.
ELR: Oltre a quelle tecniche, quali sono le sfide sistemiche o culturali che più spesso intralciano le organizzazioni nell’adottare un design che metta al primo posto l’accessibilità?
Di Stefano: Le aziende non vogliono investire in formazione per imparare a realizzare documenti accessibili in modo veloce. Non sono disposte a compromessi per modificare e semplificare i documenti stessi. “L’abbiamo sempre fatto così” in questo momento vince su tutto, vediamo se le sanzioni, una volta entrate in vigore, cambieranno la prospettiva.
ELR: In che modo la vostra organizzazione supporta specificamente i clienti nella gestione dei requisiti di accessibilità e nel raggiungimento di obiettivi sostenibili?
Di Stefano: La mia organizzazione si occupa di formazione e consulenza, è in grado di accompagnare le aziende, che davvero decidono di abbracciare l’accessibilità, al successo. La quantità di sforzi da fare dipende dal punto di partenza di ognuno. Se il livello di utilizzo dei programmi è restato a quello di decenni fa, prima è necessario portare gli operatori ad un corretto utilizzo dei programmi e successivamente iniettare su queste basi i concetti per rendere il documento accessibile. Possiamo utilizzare questa metafora: “Prima di costruire il tetto, bisogna accertarsi che siano presenti le fondamenta e i muri, solo dopo questa parte del lavoro si può procedere con la realizzazione del tetto”.
ELR: Garantire un’interazione perfetta tra la struttura del codice e la tecnologia assistiva non è semplice. Come mantenere l’integrità dell’albero di accessibilità tra HTML, XML e CSS? Queste linee guida in continua evoluzione richiedono la creazione di nuovi ruoli professionali specializzati?
Di Stefano: La tecnologia è in continua evoluzione, molti passi sono stati fatti nella direzione dell’accessibilità. Le formule matematiche, ad esempio, sono accessibili all’interno del formato .ePub fluido, purtroppo non lo sono ancora nel formato PDF, le tecnologie assistive subiscono aggiornamenti che non sono sempre allineati con i software di produzione dei contenuti, gli utenti utilizzano sistemi operativi diversi, di diverse versioni ed hanno diversi livelli di utilizzo. Le varianti in gioco sono moltissime, ma l’accessibilità è un percorso e come tutti i percorsi deve essere fatto un passo alla volta, con attenzione, con impegno, per raggiungere senza troppi sforzi il risultato finale.